Intervista all’ ex insegnante Marinella Teriaca

Roma 27 gennaio 2009

Rossella Marone: Oggi siamo qui per farle un’intervista, per completare il nostro lavoro sulla scuola Clementina Perone. I bambini hanno preparato delle domande.
Razvan Ploscariu: A quando risalgono i suoi ricordi relativi alla scuola Clementina Perone?
Marinella Teriaca: I miei ricordi risalgono proprio a quando la scuola è stata costruita, perché per andare a scuola all’epoca dovevo attraversare proprio il luogo dove è stata costruita la scuola. Non c’era niente, c’erano delle collinette, erano tutti campi. L’unica scuola privata che stava all’epoca nella zona e che ancora oggi vediamo dalla finestra della nostra scuola, era la “Nostra Signora di Lourdes”. Io e mia sorella eravamo costrette ad andare a quella scuola perché l’unica scuola statale era quella che oggi si chiama Papa Wojtyla che si trova sulla Via Boccea. Era lontana e difficile da raggiungere perché Via Boccea non era come la vedete oggi, non era asfaltata, erano anche lì campi. Mi era nata da poco un’altra sorellina e mia madre era costretta a letto, perché dopo il parto si era ammalata di flebite e non poteva accompagnarci a scuola. Quindi io e mia sorella la mattina presto insieme alla nonna attraversavamo queste collinette e ci divertivamo tanto a vedere chi per prima delle due riusciva a salire queste collinette e a raccogliere delle pietruzze che servivano a costruire la scuola. In seguito ho visto la scuola costruita e appena è stata inaugurata.
Rossella Marone: Ricorda l’anno?
Marinella Terraca: Dovrebbe essere stato nell’ottobre del ’67; me lo ricordo bene perché la sorellina di cui vi parlavo prima, quella più piccola che era nata, nel ’67 andava in I elementare. Lei il primo giorno l’ha fatto nella scuola che all’epoca si trovava a Via Pier delle Vigne, di fronte al cinema. Dopodiché siccome quella scuola era un prefabbricato ed avevamo questa bellissima scuola, tutti quanto si trasferirono in questa, che chiamavano la succursale di Via Pier delle Vigne, fino a quando ebbe come nome “Clementina Perone”. Io che già allora avevo una grande passione per diventare insegnante, mi emozionavo (questa è una cosa che ha fatto sempre ridere e per la quale anche i professori delle magistrali che frequentavo mi prendevano in giro) nel vedere i bambini che entravano in questa scuola con i fiocchi bianchi, i grembiuli azzurri, tutti allineati nel cortile. Perché prima era così: si allineavano tutti i bambini nel cortile, dall’atrio della scuola uscivano le insegnanti , scendevano le scale e ognuno si prendeva la sua classe per entrare. Era così, suonava la campana, i bambini entravano nel cortile, quello che voi usate per giocare, ognuno aveva il posto della sua classe e lì tutti in fila aspettavano che la propria insegnante uscisse dalla scuola. Io mi emozionavo nel vedere tutto questo e pensavo che un giorno forse ci sarei stata io. Tutti quanti mi prendevano in giro e a volte mi facevano anche piangere, perché per me era una cosa importante e gli altri non riuscivano a capire. Forse perché molte persone che frequentavano le magistrali lo facevano perché era l’unica scuola che dopo quattro anni dava loro un diploma, io l’ho fatto perché lo sentivo.
Giorgia Presutti: Quando ha cominciato a lavorare in questa scuola?
Marinella Teriaca: In questa scuola io ho cominciato a lavorare come supplente e ricordo benissimo prima supplenza di quattro giorni, fatta proprio in questo periodo. Era nel 1970, da 27 al 29 gennaio, me lo ricordo perché il 29 è il giorno del mio compleanno. L’insegnante che io sostituii la ricorderò per sempre, perché era una delle prime insegnanti che non si era mai assentata. La prima assenza fu quella per un ritiro spirituale. All’epoca le supplenti venivano chiamate almeno per quattro giorni, altrimenti non c’era supplenza. Quindi io feci i miei primi quattro giorni, poi ce ne furono altri. Sono stata supplente in questa scuola per due anni. Nel frattempo mi sono iscritta alla scuola magistrale ortofrenica, una scuola che mi ha formato per insegnare in tutti gli istituti dove ci sono bambini che hanno gravi difficoltà sia fisiche che psichiche e anche nei carceri minorili. Dopo questa scuola durata due anni, sono diventata insegnante titolare in un carcere minorile, perciò ho lasciato la scuola statale per alcuni anni, finché nel 1976 ho vinto il concorso, sono passata di ruolo e ho iniziato a insegnare nelle scuole di periferia. Però questa scuola non l’ho mai lasciata, perché sono venuti i miei figli; non insegnavo, ma li accompagnavo, ne facevo parte come rappresentante di classe. Sono rientrata in questa scuola nell’86 e d’allora sono qui e tra 5 o 6 anni andrò in pensione.
Com’era la vita scolastica?
Marinella Teriaca: C’erano i turni, di mattina e di pomeriggio, perché gli alunni erano tanti e perché non c’erano tutte le scuole che ci sono ora nei paraggi. Si era costretti a fare un mese di mattina e un mese di pomeriggio. Le classi si alternavano, c’era il maestro unico e l’orario era dalle 08:30 alle 12:30 e dalle 12:30 alle 16:30. Esempio: se in una classe la mattina c’era una prima, il pomeriggio c’era una quinta. Erano due classi distinte. Era tutto molto ordinato, un’ordine che non siamo più riusciti ad avere. Tutto procedeva bene, non c’era il caos di adesso; tutte le classi uscivano ordinate fino al cancello piccolo, lì c’erano i genitori che prendevano i figli. Non era un campo da calcio, non era un parco giochi dove tutti rimanevano, era una scuola.
Alessandro Sorrentino: Quali sono le differenze tra la vita scolastica di quegli anni e di oggi? I maschi erano con le femmine?
Marinella Teriaca: Si, erano classi miste, a volte numerose. Io ho avuto classi di 29/30 alunni; però, forse, era la società, i bambini, le famiglie ad essere diversi, perché nonostante ci fossero tanti alunni, c’era il rispetto per le regole. Funzionava in maniera diversa secondo i modelli della società di allora. Io vedo, come differenza, anche il modo di prendere la scuola. Oggi, secondo me, non viene data alla scuola elementare una serietà, un’importanza che poi scatta, non si sa per quale ragione, dall’oggi al domani quando siete alle medie; perché fino a che state nella scuola elementare tutto vi è dovuto, mentre poi si va alle medie e quella diventa scuola. Prima, forse, era diverso in questo senso: c’era più rispetto verso chi faceva questo lavoro (insegnante elementare), anche se io non mai avuto difficoltà nel gestire i rapporti, lo noto.
Giorgia Presutti: Chi è stato il primo direttore?
Marinella Teriaca: Il primo direttore è ancora vivo, si chiama Sportelli. Non era cattivo, ma era un uomo tutto d’un pezzo, aveva una certa autorevolezza, che ancora oggi noto quando lo incontro. Era una persona buona e affabile, ma lui era “Il Direttore” e tutte le mattine era presente all’entrata dei bambini e guardava se tutto procedeva bene. Aveva anche un buon segretario che lo aiutava. La segreteria, dove lavoravano poche persone, funzionava, non che oggi non funzioni, ma all’epoca c’era una certa autorevolezza per tutto.
Rossella Marone: La ringraziamo molto, Marinella. Poi le faremo avere il nostro lavoro e La renderemo partecipe della nostra esperienza.
Marinella Teriaca: Grazie a voi. Spero di essere stata esauriente. Buon lavoro!